Obiettivi Primaria

Obiettivi Primaria

E per gli obiettivi da formulare per la scuola primaria? Sei sicuro/a di saperne abbastanza? Di essere al corrente delle conseguenze positive di una scelta di obiettivi generali azzeccati? E di saper formulare quelli specifici correttamente? Parliamone…

Obiettivi generali

La scuola propone situazioni e contesti dentro i quali gli alunni riflettono per comprendere il mondo e se stessi all’interno del mondo che abitano, consapevolizzano sempre di più le potenzialità che il proprio corpo offre mirando ad una migliore cura di esso, imparano ad imparare, esercitano la capacità di esprimere il proprio pensiero, si confrontano con gli altri per comprendere aspetti della realtà che dal loro punto di vista non sono evidenti reagiscono a fattori esterni che promuovono in loro lo spirito analitico e critico. In ragione di ciò, mi preme soffermarmi sul pensiero critico e su come promuoverlo all’interno di un contesto di apprendimento. Diverse sono state le ricerche lungo il secolo scorso. Dalle diverse teorie, modelli e ipotesi è stato ritenuto complesso attribuire una definizione al pensiero critico proprio per le dimensioni che esso comprende. Dai miei ultimi studi universitari, ti definisco lo spirito critico come un insieme di abilità cognitive, disposizioni e attitudini dell’individuo, ai quali si aggiunge la conoscenza in relazione a quel determinato contesto di riferimento e la conoscenza del proprio processo di pensiero. A tal punto, è importante sottolineare il fatto che il pensiero critico è fatto da attributi generali, che assumono però il loro carattere e la loro specificità all’interno delle diverse discipline (storia, matematica, letteratura, filosofia, fisica).

La questione fondamentale sul senso critico risiede nel suo sviluppo e applicazione: come è possibile portarlo in classe? Educare gli alunni allo spirito critico significa creare situazioni sociali di apprendimento all’interno dei quali gli studenti hanno l’opportunità di spiegare e argomentare il proprio pensiero aprendo un dibattito di confronto con gli altri. Infatti, l’apprendimento di gruppo include forme di apprendimento cooperativo e reciproco, come nel caso del peer tutoring.

Dentro tale scenario, l’insegnante rappresenta il tutor-facilitatore che supporta bambini e ragazzi nelle attività cognitive del pensare, ragionare e argomentare. Ad esempio, è bene che il docente realizzi una trasversalità dei contenuti, collegando i contenuti provenienti da più discipline.

L’insegnante può assolutamente servirsi di vari materiali didattici multimediali come testi immagini e suoni, utili al miglioramento del senso critico di ciascun alunno. Per progettare un ambiente di apprendimento efficace, è bene che l’insegnante predisponga i materiali didattici multimediali in modo tale da focalizzare gli studenti sugli aspetti fondamentali del tema di riferimento portato in classe.

Altri punti affrontati dalla scuola

La scuola si occupa di favorire lo sviluppo delle capacità necessarie per imparare a leggere le proprie emozioni e a gestirle. Inoltre, promuove il senso di responsabilità nel fare bene il proprio lavoro e nel portarlo a termine, nell’avere cura di sé, degli oggetti, degli ambienti che si frequentano, sia naturali sia sociali.

Naturalmente, la scuola deve porsi come obiettivo di educare la figura di uomo e cittadino attraverso la costruzione del senso di legalità e della responsabilità, per sé stesso e per gli altri, che si realizzano nel promuovere azioni finalizzate al miglioramento continuo del proprio contesto di vita, a partire dalla vita quotidiana a scuola e dal personale coinvolgimento in routine consuetudinarie che possono riguardare la pulizia e il buon uso dei luoghi.

La parte a seguire su ogni singola disciplina è tratta dalle Indicazioni nazionali per il curricolo, D.M. 254/2012 – MIUR.

Italiano

Lo sviluppo linguistico si intreccia strettamente con quello cognitivo. Inoltre, si deve tenere sempre presente il fatto che gli obiettivi di un determinato ordine di scuola sono un’evoluzione di quelli del grado precedente. Il medesimo meccanismo vale per i traguardi. Ad esempio, gli obiettivi generali della scuola secondaria di primo grado rappresentano uno sviluppo degli obiettivi generali della scuola primaria. E questo vale, non solo per l’italiano, ma per tutte le discipline impiegate nella scuola.

Obiettivi di apprendimento al termine della classe terza della scuola primaria

Ascolto e parlato

– Prendere la parola negli scambi comunicativi (dialogo, conversazione, discussione) rispettando i turni di parola.

– Comprendere l’argomento e le informazioni principali di discorsi affrontati in classe.

– Ascoltare testi narrativi ed espositivi mostrando di saperne cogliere il senso globale e riesporli in modo comprensibile a chi ascolta.

– Comprendere e dare semplici istruzioni su un gioco o un’attività conosciuta.

– Raccontare storie personali o fantastiche rispettando l’ordine cronologico ed esplicitando le informazioni necessarie perché il racconto sia chiaro per chi ascolta.

– Ricostruire verbalmente le fasi di un’esperienza vissuta a scuola o in altri contesti.

Lettura

– Padroneggiare la lettura strumentale (di decifrazione) sia nella modalità ad alta voce, curandone l’espressione, sia in quella silenziosa.

– Prevedere il contenuto di un testo semplice in base ad alcuni elementi come il titolo e le immagini; comprendere il significato di parole non note in base al testo.

– Leggere testi (narrativi, descrittivi, informativi) cogliendo l’argomento di cui si parla e individuando le informazioni principali e le loro relazioni.

– Comprendere testi di tipo diverso, continui e non continui, in vista di scopi pratici, di intrattenimento e di svago.

– Leggere semplici e brevi testi letterari, sia poetici sia narrativi, mostrando di saperne cogliere il senso globale.

– Leggere semplici testi di divulgazione per ricavarne informazioni utili ad ampliare conoscenze su temi noti.

Scrittura

– Acquisire le capacità manuali, percettive e cognitive necessarie per l’apprendimento della scrittura.

– Scrivere sotto dettatura curando in modo particolare l’ortografia.

– Produrre semplici testi funzionali, narrativi e descrittivi legati a scopi concreti (per utilità personale, per comunicare con altri, per ricordare, ecc.) e connessi con situazioni quotidiane (contesto scolastico e/o familiare).

– Comunicare con frasi semplici e compiute, strutturate in brevi testi che rispettino le convenzioni ortografiche e di interpunzione.

Acquisizione ed espansione del lessico ricettivo e produttivo

– Comprendere in brevi testi il significato di parole non note basandosi sia sul contesto sia sulla conoscenza intuitiva delle famiglie di parole.

– Ampliare il patrimonio lessicale attraverso esperienze scolastiche ed extrascolastiche e attività di interazione orale e di lettura.

– Usare in modo appropriato le parole man mano apprese.

– Effettuare semplici ricerche su parole ed espressioni presenti nei testi, per ampliare il lessico d’uso.

Elementi di grammatica esplicita e riflessione sugli usi della lingua

– Confrontare testi per coglierne alcune caratteristiche specifiche (ad es. maggiore o minore efficacia comunicativa, differenze tra testo orale e testo scritto, ecc.).

– Riconoscere se una frase è o no completa, costituita cioè dagli elementi essenziali (soggetto, verbo, complementi necessari).

– Prestare attenzione alla grafia delle parole nei testi e applicare le conoscenze ortografiche nella propria produzione scritta.

Obiettivi di apprendimento al termine della classe quinta della scuola primaria

Ascolto e parlato

– Interagire in modo collaborativo in una conversazione, in una discussione, in un dialogo su argomenti di esperienza diretta, formulando domande, dando risposte e fornendo spiegazioni ed esempi.

– Comprendere il tema e le informazioni essenziali di un’esposizione (diretta o trasmessa); comprendere lo scopo e l’argomento di messaggi trasmessi dai media (annunci, bollettini ...).

– Formulare domande precise e pertinenti di spiegazione e di approfondimento durante o dopo l’ascolto.

– Comprendere consegne e istruzioni per l’esecuzione di attività scolastiche ed extrascolastiche.

– Cogliere in una discussione le posizioni espresse dai compagni ed esprimere la propria opinione su un argomento in modo chiaro e pertinente.

– Raccontare esperienze personali o storie inventate organizzando il racconto in modo chiaro, rispettando l’ordine cronologico e logico e inserendo gli opportuni elementi descrittivi e informativi. – Organizzare un semplice discorso orale su un tema affrontato in classe con un breve intervento preparato in precedenza o un’esposizione su un argomento di studio utilizzando una scaletta.

Lettura

– Impiegare tecniche di lettura silenziosa e di lettura espressiva ad alta voce.

– Usare, nella lettura di vari tipi di testo, opportune strategie per analizzare il contenuto; porsi domande all’inizio e durante la lettura del testo; cogliere indizi utili a risolvere i nodi della comprensione.

– Sfruttare le informazioni della titolazione, delle immagini e delle didascalie per farsi un’idea del testo che si intende leggere.

– Leggere e confrontare informazioni provenienti da testi diversi per farsi un’idea di un argomento, per trovare spunti a partire dai quali parlare o scrivere.

– Ricercare informazioni in testi di diversa natura e provenienza (compresi moduli, orari, grafici, mappe ecc.) per scopi pratici o conoscitivi, applicando tecniche di supporto alla comprensione (quali, ad esempio, sottolineare, annotare informazioni, costruire mappe e schemi ecc.).

– Seguire istruzioni scritte per realizzare prodotti, per regolare comportamenti, per svolgere un’attività, per realizzare un procedimento.

– Leggere testi narrativi e descrittivi, sia realistici sia fantastici, distinguendo l’invenzione letteraria dalla realtà.

– Leggere testi letterari narrativi, in lingua italiana contemporanea, e semplici testi poetici cogliendone il senso, le caratteristiche formali più evidenti, l’intenzione comunicativa dell’autore ed esprimendo un motivato parere personale.

Scrittura

– Raccogliere le idee, organizzarle per punti, pianificare la traccia di un racconto o di un’esperienza. – Produrre racconti scritti di esperienze personali o vissute da altri che contengano le informazioni essenziali relative a persone, luoghi, tempi, situazioni, azioni.

– Scrivere lettere indirizzate a destinatari noti, lettere aperte o brevi articoli di cronaca per il giornalino 33 scolastico o per il sito web della scuola, adeguando il testo ai destinatari e alle situazioni.

– Esprimere per iscritto esperienze, emozioni, stati d’animo sotto forma di diario.

– Rielaborare testi (ad esempio: parafrasare o riassumere un testo, trasformarlo, completarlo) e redigerne di nuovi, anche utilizzando programmi di videoscrittura.

– Scrivere semplici testi regolativi o progetti schematici per l’esecuzione di attività (ad esempio: regole di gioco, ricette, ecc.).

– Realizzare testi collettivi per relazionare su esperienze scolastiche e argomenti di studio.

– Produrre testi creativi sulla base di modelli dati (filastrocche, racconti brevi, poesie).

– Sperimentare liberamente, anche con l’utilizzo del computer, diverse forme di scrittura, adattando il lessico, la struttura del testo, l’impaginazione, le soluzioni grafiche alla forma testuale scelta e integrando eventualmente il testo verbale con materiali multimediali. – Produrre testi sostanzialmente corretti dal punto di vista ortografico, morfosintattico, lessicale, rispettando le funzioni sintattiche dei principali segni interpuntivi.

Acquisizione ed espansione del lessico ricettivo e produttivo

– Comprendere ed utilizzare in modo appropriato il lessico di base (parole del vocabolario fondamentale e di quello ad alto uso).

– Arricchire il patrimonio lessicale attraverso attività comunicative orali, di lettura e di scrittura e attivando la conoscenza delle principali relazioni di significato tra le parole (somiglianze, differenze, appartenenza a un campo semantico).

– Comprendere che le parole hanno diverse accezioni e individuare l’accezione specifica di una parola in un testo.

– Comprendere, nei casi più semplici e frequenti, l’uso e il significato figurato delle parole.

– Comprendere e utilizzare parole e termini specifici legati alle discipline di studio.

– Utilizzare il dizionario come strumento di consultazione.

Elementi di grammatica esplicita e riflessione sugli usi della lingua

– Relativamente a testi o in situazioni di esperienza diretta, riconoscere la variabilità della lingua nel tempo e nello spazio geografico, sociale e comunicativo.

– Conoscere i principali meccanismi di formazione delle parole (parole semplici, derivate, composte).

– Comprendere le principali relazioni di significato tra le parole (somiglianze, differenze, appartenenza a un campo semantico).

– Riconoscere la struttura del nucleo della frase semplice (la cosiddetta frase minima): predicato, soggetto, altri elementi richiesti dal verbo.

– Riconoscere in una frase o in un testo le parti del discorso, o categorie lessicali, riconoscerne i principali tratti grammaticali; riconoscere le congiunzioni di uso più frequente (come e, ma, infatti, perché, quando)

– Conoscere le fondamentali convenzioni ortografiche e servirsi di questa conoscenza per rivedere la propria produzione scritta e correggere eventuali errori.

Lingua inglese e seconda lingua comunitaria

Per facilitare i processi che rendono possibili questi risultati è necessario che all’apprendimento delle lingue venga assicurata sia trasversalità in “orizzontale”, sia continuità in “verticale”. Attraverso la progettazione concordata degli insegnamenti d’italiano, delle due lingue straniere e di altre discipline si realizza la trasversalità in orizzontale come area di intervento comune per lo sviluppo linguistico-cognitivo. La continuità verticale si realizza dalla scuola primaria alla scuola secondaria di primo grado mediante la progressione degli obiettivi relativi alle diverse competenze e lo sviluppo delle strategie per imparare le lingue.

Obiettivi di apprendimento al termine della classe terza della scuola primaria

Ascolto (comprensione orale)

– Comprendere vocaboli, istruzioni, espressioni e frasi di uso quotidiano, pronunciati chiaramente e lentamente relativi a sé stesso, ai compagni, alla famiglia.

Parlato (produzione e interazione orale)

– Produrre frasi significative riferite ad oggetti, luoghi, persone, situazioni note.

– Interagire con un compagno per presentarsi e/o giocare, utilizzando espressioni e frasi memorizzate adatte alla situazione.

Lettura (comprensione scritta)

– Comprendere cartoline, biglietti e brevi messaggi, accompagnati preferibilmente da supporti visivi o sonori, cogliendo parole e frasi già acquisite a livello orale.

Scrittura (produzione scritta)

– Scrivere parole e semplici frasi di uso quotidiano attinenti alle attività svolte in classe e ad interessi personali e del gruppo.

Obiettivi di apprendimento al termine della classe quinta della scuola primaria

Ascolto (comprensione orale)

– Comprendere brevi dialoghi, istruzioni, espressioni e frasi di uso quotidiano se pronunciate chiaramente e identificare il tema generale di un discorso in cui si parla di argomenti conosciuti.

– Comprendere brevi testi multimediali identificandone parole chiave e il senso generale.

Parlato (produzione e interazione orale)

– Descrivere persone, luoghi e oggetti familiari utilizzando parole e frasi già incontrate ascoltando e/o leggendo.

– Riferire semplici informazioni afferenti alla sfera personale, integrando il significato di ciò che si dice con mimica e gesti.

– Interagire in modo comprensibile con un compagno o un adulto con cui si ha familiarità, utilizzando espressioni e frasi adatte alla situazione.

Lettura (comprensione scritta)

– Leggere e comprendere brevi e semplici testi, accompagnati preferibilmente da supporti visivi, cogliendo il loro significato globale e identificando parole e frasi familiari.

Scrittura (produzione scritta)

– Scrivere in forma comprensibile messaggi semplici e brevi per presentarsi, per fare gli auguri, per ringraziare o invitare qualcuno, per chiedere o dare notizie, ecc.

Riflessione sulla lingua e sull’apprendimento

– Osservare coppie di parole simili come suono e distinguerne il significato.

– Osservare parole ed espressioni nei contesti d’uso e coglierne i rapporti di significato.

– Osservare la struttura delle frasi e mettere in relazione costrutti e intenzioni comunicative.

– Riconoscere che cosa si è imparato e che cosa si deve imparare.

Storia

Tutto ciò che è rimasto dei popoli e delle società antiche (città, resti conservati nei siti archeologici, opere d’arte, tradizioni che si riversano nelle varie discipline e cultura alimentare) si fa portavoce di un segno identitario che deve lasciare il segno alle nuove generazioni: comprendendo il passato, le nuove generazioni hanno una chiave di lettura del presente.

Strumenti come libri, laboratori e siti web rappresentano un’opportunità per apprendere e consolidare ciò che sappiamo a proposito della storia. Essa, infatti, si configura come campo scientifico al fine di indagare ed interpretare gli eventi del passato.

Studiare la storia permette lo sviluppo del pensiero critico, capace di definire cosa c’è stato di positivo e negativo negli anni, secoli e millenni precedenti. Tale disciplina si riversa agevolmente in altre discipline mediante relazioni semantiche, conoscenze e concettualizzazioni.

Obiettivi di apprendimento al termine della classe terza della scuola primaria

Uso delle fonti

– Individuare le tracce e usarle come fonti per produrre conoscenze sul proprio passato, della generazione degli adulti e della comunità di appartenenza.

– Ricavare da fonti di tipo diverso informazioni e conoscenze su aspetti del passato.

Organizzazione delle informazioni

– Rappresentare graficamente e verbalmente le attività, i fatti vissuti e narrati.

– Riconoscere relazioni di successione e di contemporaneità, durate, periodi, cicli temporali, mutamenti, in fenomeni ed esperienze vissute e narrate.

– Comprendere la funzione e l’uso degli strumenti convenzionali per la misurazione e la rappresentazione del tempo (orologio, calendario, linea temporale …).

Strumenti concettuali

– Seguire e comprendere vicende storiche attraverso l’ascolto o lettura di testi dell’antichità, di storie, racconti, biografie di grandi del passato.

– Organizzare le conoscenze acquisite in semplici schemi temporali.

– Individuare analogie e differenze attraverso il confronto tra quadri storico-sociali diversi, lontani nello spazio e nel tempo.

Produzione scritta e orale

– Rappresentare conoscenze e concetti appresi mediante grafismi, disegni, testi scritti e con risorse digitali.

– Riferire in modo semplice e coerente le conoscenze acquisite.

Obiettivi di apprendimento al termine della classe quinta della scuola primaria

Uso delle fonti

– Produrre informazioni con fonti di diversa natura utili alla ricostruzione di un fenomeno storico.

– Rappresentare, in un quadro storico-sociale, le informazioni che scaturiscono dalle tracce del passato presenti sul territorio vissuto.

Organizzazione delle informazioni

– Leggere una carta storico-geografica relativa alle civiltà studiate.

– Usare cronologie e carte storico-geografiche per rappresentare le conoscenze.

– Confrontare i quadri storici delle civiltà affrontate.

Strumenti concettuali

– Usare il sistema di misura occidentale del tempo storico (avanti Cristo – dopo Cristo) e comprendere i sistemi di misura del tempo storico di altre civiltà.

– Elaborare rappresentazioni sintetiche delle società studiate, mettendo in rilievo le relazioni fra gli elementi caratterizzanti.

Produzione scritta e orale

 

– Confrontare aspetti caratterizzanti le diverse società studiate anche in rapporto al presente.

– Ricavare e produrre informazioni da grafici, tabelle, carte storiche, reperti iconografici e consultare testi di genere diverso, manualistici e non, cartacei e digitali.

– Esporre con coerenza conoscenze e concetti appresi, usando il linguaggio specifico della disciplina. – Elaborare in testi orali e scritti gli argomenti studiati, anche usando risorse digitali.

 

Geografia

 

La geografia è una delle discipline più trasversali in campo didattico, in quanto lega temi economici, giuridici, antropologici, scientifici e ambientali. Il bambino incontra la geografia per la prima volta attraverso l’esplorazione diretta, consolidando il rapporto tra sé stesso e lo spazio circostante. Tale disciplina promuove il concetto di cittadinanza attiva, grazie alla quale ognuno di noi diventa consapevole di far parte di una comunità territoriale. Tra le principali conseguenze positive dell’apprendimento dei temi geografici è l’opportunità di abbracciare prospettive diverse con un approccio interculturale.

Mediante la geografia è possibile sensibilizzare gli alunni verso temi di forte rilevanza, come: la biodiversità, il riciclaggio e l’educazione ambientale. Tutto ciò non fa altro che promuovere il pensiero critico nei confronti di una migliore gestione del territorio, attraverso sani gesti nella quotidianità.

 

Obiettivi di apprendimento al termine della classe terza della scuola primaria

 

Orientamento

 

– Muoversi consapevolmente nello spazio circostante, orientandosi attraverso punti di riferimento, utilizzando gli indicatori topologici (avanti, dietro, sinistra, destra, ecc.) e le mappe di spazi noti che si formano nella mente (carte mentali).

 

Linguaggio della geo-graficità

 

– Rappresentare in prospettiva verticale oggetti e ambienti noti (pianta dell’aula, ecc.) e tracciare percorsi effettuati nello spazio circostante.

– Leggere e interpretare la pianta dello spazio vicino.

 

Paesaggio

 

– Conoscere il territorio circostante attraverso l’approccio percettivo e l’osservazione diretta.

– Individuare e descrivere gli elementi fisici e antropici che caratterizzano i paesaggi dell’ambiente di vita della propria regione.

 

Regione e sistema territoriale

 

- Comprendere che il territorio è uno spazio organizzato e modificato dalle attività umane.

- Riconoscere, nel proprio ambiente di vita, le funzioni dei vari spazi e le loro connessioni, gli interventi positivi e negativi dell’uomo e progettare soluzioni, esercitando la cittadinanza attiva.

 

Obiettivi di apprendimento al termine della classe quinta della scuola primaria

 

Orientamento

 

– Orientarsi utilizzando la bussola e i punti cardinali anche in relazione al Sole.

– Estendere le proprie carte mentali al territorio italiano, all’Europa e ai diversi continenti, attraverso gli strumenti dell’osservazione indiretta (filmati e fotografie, documenti cartografici, immagini da telerilevamento, elaborazioni digitali, ecc.).

 

Linguaggio della geo-graficità

 

– Analizzare i principali caratteri fisici del territorio, fatti e fenomeni locali e globali, interpretando carte geografiche di diversa scala, carte tematiche, grafici, elaborazioni digitali, repertori statistici relativi a indicatori socio-demografici ed economici.

– Localizzare sulla carta geografica dell’Italia le regioni fisiche, storiche e amministrative; localizzare sul planisfero e sul globo la posizione dell’Italia in Europa e nel mondo.

– Localizza le regioni fisiche principali e i grandi caratteri dei diversi continenti e degli oceani.

 

Paesaggio

– Conoscere gli elementi che caratterizzano i principali paesaggi italiani, europei e mondiali, individuando le analogie e le differenze (anche in relazione ai quadri socio-storici del passato) e gli elementi di particolare valore ambientale e culturale da tutelare e valorizzare.

 

Regione e sistema territoriale

 

– Acquisire il concetto di regione geografica (fisica, climatica, storico-culturale, amministrativa) e utilizzarlo a partire dal contesto italiano.

– Individuare problemi relativi alla tutela e valorizzazione del patrimonio naturale e culturale, proponendo soluzioni idonee nel proprio contesto di vita.

 

Matematica

 

La matematica promuove la formazione personale mediante concettualizzazioni, tipologie di artefatti diversi e la quotidianità nella quale ciascun alunno è immerso. In particolar modo, consente leggere il mondo in chiave scientifica. L’espediente ottimale è il laboratorio, esperienza fertile per il bambino al fine di eseguire raccolte di dati, formulare ipotesi, progettare, sperimentare, argomentare il proprio pensiero, e costruire nuovi significati.

Lo sviluppo del pensiero matematico implica un processo progressivo che porta ad una graduale costruzione del linguaggio disciplinare in questione, ad una maggiore performance di risoluzione di problemi. In particolare, ogni alunno cercherà di risolvere le situazioni problematiche attraverso rappresentazioni diverse, le corrette rilevazioni di ciò che è già noto e di quello che si deve ancora rilevare, mediante una o più strategie adeguate alla risoluzione del problema di riferimento.

 

Obiettivi di apprendimento al termine della classe terza della scuola primaria

 

Numeri

 

– Contare oggetti o eventi, a voce e mentalmente, in senso progressivo e regressivo e per salti di due, tre, ...

– Leggere e scrivere i numeri naturali in notazione decimale, avendo consapevolezza della notazione posizionale; confrontarli e ordinarli, anche rappresentandoli sulla retta.

– Eseguire mentalmente semplici operazioni con i numeri naturali e verbalizzare le procedure di calcolo.

– Conoscere con sicurezza le tabelline della moltiplicazione dei numeri fino a 10. Eseguire le operazioni con i numeri naturali con gli algoritmi scritti usuali.

– Leggere, scrivere, confrontare numeri decimali, rappresentarli sulla retta ed eseguire semplici addizioni e sottrazioni, anche con riferimento alle monete o ai risultati di semplici misure.

 

Spazio e figure

– Percepire la propria posizione nello spazio e stimare distanze e volumi a partire dal proprio corpo. – Comunicare la posizione di oggetti nello spazio fisico, sia rispetto al soggetto, sia rispetto ad altre persone o oggetti, usando termini adeguati (sopra/sotto, davanti/dietro, destra/sinistra, dentro/fuori).

– Eseguire un semplice percorso partendo dalla descrizione verbale o dal disegno, descrivere un percorso che si sta facendo e dare le istruzioni a qualcuno perché compia un percorso desiderato.

– Riconoscere, denominare e descrivere figure geometriche.

– Disegnare figure geometriche e costruire modelli materiali anche nello spazio.

 

Relazioni, dati e previsioni

– Classificare numeri, figure, oggetti in base a una o più proprietà, utilizzando rappresentazioni opportune, a seconda dei contesti e dei fini.

– Argomentare sui criteri che sono stati usati per realizzare classificazioni e ordinamenti assegnati. – Leggere e rappresentare relazioni e dati con diagrammi, schemi e tabelle.

– Misurare grandezze (lunghezze, tempo, ecc.) utilizzando sia unità arbitrarie sia unità e strumenti convenzionali (metro, orologio, ecc.).

 

Obiettivi di apprendimento al termine della classe quinta della scuola primaria

 

Numeri

– Leggere, scrivere, confrontare numeri decimali.

– Eseguire le quattro operazioni con sicurezza, valutando l’opportunità di ricorrere al calcolo mentale, scritto o con la calcolatrice a seconda delle situazioni.

– Eseguire la divisione con resto fra numeri naturali; individuare multipli e divisori di un numero.

– Stimare il risultato di una operazione.

– Operare con le frazioni e riconoscere frazioni equivalenti.

– Utilizzare numeri decimali, frazioni e percentuali per descrivere situazioni quotidiane.

– Interpretare i numeri interi negativi in contesti concreti.

– Rappresentare i numeri conosciuti sulla retta e utilizzare scale graduate in contesti significativi per le scienze e per la tecnica.

– Conoscere sistemi di notazione dei numeri che sono o sono stati in uso in luoghi, tempi e culture diverse dalla nostra.

 

Spazio e figure

 

– Descrivere, denominare e classificare figure geometriche, identificando elementi significativi e simmetrie, anche al fine di farle riprodurre da altri.

– Riprodurre una figura in base a una descrizione, utilizzando gli strumenti opportuni (carta a quadretti, riga e compasso, squadre, software di geometria).

– Utilizzare il piano cartesiano per localizzare punti.

– Costruire e utilizzare modelli materiali nello spazio e nel piano come supporto a una prima capacità di visualizzazione.

– Riconoscere figure ruotate, traslate e riflesse.

– Confrontare e misurare angoli utilizzando proprietà e strumenti.

– Utilizzare e distinguere fra loro i concetti di perpendicolarità, parallelismo, orizzontalità, verticalità, parallelismo.

– Riprodurre in scala una figura assegnata (utilizzando, ad esempio, la carta a quadretti).

– Determinare il perimetro di una figura utilizzando le più comuni formule o altri procedimenti.

– Determinare l’area di rettangoli e triangoli e di altre figure per scomposizione o utilizzando le più comuni formule.

– Riconoscere rappresentazioni piane di oggetti tridimensionali, identificare punti di vista diversi di uno stesso oggetto (dall’alto, di fronte, ecc.).

 

Relazioni, dati e previsioni

 

– Rappresentare relazioni e dati e, in situazioni significative, utilizzare le rappresentazioni per ricavare informazioni, formulare giudizi e prendere decisioni.

– Usare le nozioni di frequenza, di moda e di media aritmetica, se adeguata alla tipologia dei dati a disposizione.

– Rappresentare problemi con tabelle e grafici che ne esprimono la struttura.

– Utilizzare le principali unità di misura per lunghezze, angoli, aree, volumi/capacità, intervalli temporali, masse, pesi per effettuare misure e stime.

– Passare da un’unità di misura a un’altra, limitatamente alle unità di uso più comune, anche nel contesto del sistema monetario.

– In situazioni concrete, di una coppia di eventi intuire e cominciare ad argomentare qual è il più probabile, dando una prima quantificazione nei casi più semplici, oppure riconoscere se si tratta di eventi ugualmente probabili.

– Riconoscere e descrivere regolarità in una sequenza di numeri o di figure.

 

Scienze

 

Le conoscenze scientifiche si sono evolute negli anni mediante un modello d’indagine basato sull’osservazione dei fatti, sulla formulazione delle ipotesi, sulla sperimentazione e sulla validità o smentita dell’ipotesi, con una conseguente interpretazione.

È necessario che gli alunni affrontino la disciplina scientifica attraverso un’impostazione metodologica, focalizzando l’attenzione sulle strutture di pensiero e sui contenuti trasversali, evitando così che le scienze si identifichino come un agglomerato di contenuti puramente nozionistici.

 

Obiettivi di apprendimento al termine della classe terza di scuola primaria

 

Esplorare e descrivere oggetti e materiali

 

– Individuare, attraverso l’interazione diretta, la struttura di oggetti semplici, analizzarne qualità e proprietà, descriverli nella loro unitarietà e nelle loro parti, scomporli e ricomporli, riconoscerne funzioni e modi d’uso.

– Seriare e classificare oggetti in base alle loro proprietà.

– Individuare strumenti e unità di misura appropriati alle situazioni problematiche in esame, fare misure e usare la matematica conosciuta per trattare i dati.

– Descrivere semplici fenomeni della vita quotidiana legati ai liquidi, al cibo, alle forze e al movimento, al calore, ecc.

 

Osservare e sperimentare sul campo

 

– Osservare i momenti significativi nella vita di piante e animali, realizzando allevamenti in classe di piccoli animali, semine in terrari e orti, ecc. Individuare somiglianze e differenze nei percorsi di sviluppo di organismi animali e vegetali.

– Osservare, con uscite all’esterno, le caratteristiche dei terreni e delle acque.

– Osservare e interpretare le trasformazioni ambientali naturali (ad opera del sole, di agenti atmosferici, dell’acqua, ecc.) e quelle ad opera dell’uomo (urbanizzazione, coltivazione, industrializzazione, ecc.).

– Avere familiarità con la variabilità dei fenomeni atmosferici (venti, nuvole, pioggia, ecc.) e con la periodicità dei fenomeni celesti (dì/notte, percorsi del sole, stagioni).

 

L’uomo i viventi e l’ambiente

 

- Riconoscere e descrivere le caratteristiche del proprio ambiente.

- Osservare e prestare attenzione al funzionamento del proprio corpo (fame, sete, dolore, movimento, freddo e caldo, ecc.) per riconoscerlo come organismo complesso, proponendo modelli elementari del suo funzionamento.

- Riconoscere in altri organismi viventi, in relazione con i loro ambienti, bisogni analoghi ai propri.

 

Obiettivi di apprendimento al termine della classe quinta della scuola primaria

 

Oggetti, materiali e trasformazioni

 

- Individuare, nell’osservazione di esperienze concrete, alcuni concetti scientifici quali: dimensioni spaziali, peso, peso specifico, forza, movimento, pressione, temperatura, calore, ecc.

- Cominciare a riconoscere regolarità nei fenomeni e a costruire in modo elementare il concetto di energia.

- Osservare, utilizzare e, quando è possibile, costruire semplici strumenti di misura: recipienti per misure di volumi/capacità, bilance a molla, ecc.) imparando a servirsi di unità convenzionali.

- Individuare le proprietà di alcuni materiali come, ad esempio: la durezza, il peso, l’elasticità, la trasparenza, la densità, ecc.; realizzare sperimentalmente semplici soluzioni in acqua (acqua e zucchero, acqua e inchiostro, ecc).

- Osservare e schematizzare alcuni passaggi di stato, costruendo semplici modelli interpretativi e provando ad esprimere in forma grafica le relazioni tra variabili individuate (temperatura in funzione del tempo, ecc.).

 

Osservare e sperimentare sul campo

 

- Proseguire nelle osservazioni frequenti e regolari, a occhio nudo o con appropriati strumenti, con i compagni e autonomamente, di una porzione di ambiente vicino; individuare gli elementi che lo caratterizzano e i loro cambiamenti nel tempo.

- Conoscere la struttura del suolo sperimentando con rocce, sassi e terricci; osservare le caratteristiche dell’acqua e il suo ruolo nell’ambiente.

- Ricostruire e interpretare il movimento dei diversi oggetti celesti, rielaborandoli anche attraverso giochi col corpo.

 

L’uomo i viventi e l’ambiente

 

- Descrivere e interpretare il funzionamento del corpo come sistema complesso situato in un ambiente; costruire modelli plausibili sul funzionamento dei diversi apparati, elaborare primi modelli intuitivi di struttura cellulare.

- Avere cura della propria salute anche dal punto di vista alimentare e motorio. Acquisire le prime informazioni sulla riproduzione e la sessualità.

- Riconoscere, attraverso l’esperienza di coltivazioni, allevamenti, ecc. che la vita di ogni organismo è in relazione con altre e differenti forme di vita.

- Elaborare i primi elementi di classificazione animale e vegetale sulla base di osservazioni personali. - Proseguire l’osservazione e l’interpretazione delle trasformazioni ambientali, ivi comprese quelle globali, in particolare quelle conseguenti all’azione modificatrice dell’uomo.

 

Musica

 

La musica offre l’occasione di stimolare e attivare i processi di cooperazione, di socializzazione, di partecipazione ad una comunità, all’acquisizione di conoscenze e attività pratiche legate principalmente agli strumenti musicali. Naturalmente, essi non sono indispensabili per fare musica; del resto, anche il canto e l’ascolto si configurano come attività musicali. L’apprendimento in ambito musicale consente di promuovere le componenti percettivo-motorie, cognitive e sociali degli studenti.

La musica è stata e continua a rimanere uno straordinario mezzo di espressione di sé stessi e di comunicazione con gli altri, con la mano aperta verso altre sfere artistiche e di altri saperi.

 

Obiettivi di apprendimento al termine della classe quinta della scuola primaria

 

– Utilizzare voce, strumenti e nuove tecnologie sonore in modo creativo e consapevole, ampliando con gradualità le proprie capacità di invenzione e improvvisazione.

– Eseguire collettivamente e individualmente brani vocali/strumentali anche polifonici, curando 59 l’intonazione, l’espressività e l’interpretazione.

– Valutare aspetti funzionali ed estetici in brani musicali di vario genere e stile, in relazione al riconoscimento di culture, di tempi e luoghi diversi.

– Riconoscere e classificare gli elementi costitutivi basilari del linguaggio musicale all’interno di brani di vario genere e provenienza.

– Rappresentare gli elementi basilari di brani musicali e di eventi sonori attraverso sistemi simbolici convenzionali e non convenzionali.

– Riconoscere gli usi, le funzioni e i contesti della musica e dei suoni nella realtà multimediale (cinema, televisione, computer).

 

Arte e immagine

 

La disciplina arte e immagine promuove la personalità dell’allievo integrando la sfera sensoriale, linguistico-comunicativa, storico-culturale espressiva e patrimoniale. Infatti, lo scopo di questa disciplina consiste nello sviluppare negli studenti la capacità di esprimere il proprio sé, di comprendere le opere artistiche e di sviluppare una propria sensibilità verso l’arte, assumendo così quella dose di attenzione verso il patrimonio artistico. Da non trascurare è l’attivazione e il potenziamento del pensiero critico.

Grazie alla suddetta disciplina, l’alunno ha l’opportunità di apprendere gli elementi di base del linguaggio delle immagini, approcciandosi alle opere d’arte mediante metodi diversi di approccio. Questo implica anche la possibilità di intraprendere esperienze dirette con ambienti relativi all’arte, come ad esempio nei musei.

 

Obiettivi di apprendimento al termine della classe quinta della scuola primaria

 

Esprimersi e comunicare

 

– Elaborare creativamente produzioni personali e autentiche per esprimere sensazioni ed emozioni; rappresentare e comunicare la realtà percepita;

– Trasformare immagini e materiali ricercando soluzioni figurative originali.

– Sperimentare strumenti e tecniche diverse per realizzare prodotti grafici, plastici, pittorici e multimediali.

– Introdurre nelle proprie produzioni creative elementi linguistici e stilistici scoperti osservando immagini e opere d’arte.

 

Osservare e leggere le immagini

 

– Guardare e osservare con consapevolezza un’immagine e gli oggetti presenti nell’ambiente descrivendo gli elementi formali, utilizzando le regole della percezione visiva e l’orientamento nello spazio.

– Riconoscere in un testo iconico-visivo gli elementi grammaticali e tecnici del linguaggio visivo (linee, colori, forme, volume, spazio) individuando il loro significato espressivo.

– Individuare nel linguaggio del fumetto, filmico e audiovisivo le diverse tipologie di codici, le sequenze narrative e decodificare in forma elementare i diversi significati.

 

Comprendere e apprezzare le opere d’arte

 

– Individuare in un’opera d’arte, sia antica che moderna, gli elementi essenziali della forma, del linguaggio, della tecnica e dello stile dell’artista per comprenderne il messaggio e la funzione.

– Familiarizzare con alcune forme di arte e di produzione artigianale appartenenti alla propria e ad altre culture.

– Riconoscere e apprezzare nel proprio territorio gli aspetti più caratteristici del patrimonio ambientale e urbanistico e i principali monumenti storico-artistici.

 

Educazione fisica

 

L’educazione fisica mira a promuovere la conoscenza di sé stesso nella relazione con l’ambiente esterno, stimolando e potenziando le potenzialità di ogni individuo. In particolar modo, l’insegnante si occupa di richiamare attività che includono il movimento costante del proprio corpo ed una maggiore sensibilità nella cura del proprio benessere fisico e mentale, evitando così di cadere in cattive abitudini (come quelle alimentari) e in problematiche legate ad insufficienza motoria.

Tale disciplina aiuta ad accettare con consapevolezza i cambiamenti del proprio corpo, aprendosi ad attività motorie e sportive che richiedono l’impiego di risorse cognitive, costruendo sani rapporti sociali e relazionali.

 

Obiettivi di apprendimento al termine della classe quinta della scuola primaria

 

Il corpo e la sua relazione con lo spazio e il tempo

 

– Coordinare e utilizzare diversi schemi motori combinati tra loro inizialmente in forma successiva e poi in forma simultanea (correre / saltare, afferrare / lanciare, ecc).

– Riconoscere e valutare traiettorie, distanze, ritmi esecutivi e successioni temporali delle azioni motorie, sapendo organizzare il proprio movimento nello spazio in relazione a sé, agli oggetti, agli altri.

 

Il linguaggio del corpo come modalità comunicativo-espressiva

 

– Utilizzare in forma originale e creativa modalità espressive e corporee anche attraverso forme di drammatizzazione e danza, sapendo trasmettere nel contempo contenuti emozionali.

– Elaborare ed eseguire semplici sequenze di movimento o semplici coreografie individuali e collettive.

 

Il gioco, lo sport, le regole e il fair play

 

– Conoscere e applicare correttamente modalità esecutive di diverse proposte di giocosport.

– Saper utilizzare numerosi giochi derivanti dalla tradizione popolare applicandone indicazioni e regole.

– Partecipare attivamente alle varie forme di gioco, organizzate anche in forma di gara, collaborando con gli altri.

– Rispettare le regole nella competizione sportiva; saper accettare la sconfitta con equilibrio, e vivere la vittoria esprimendo rispetto nei confronti dei perdenti, accettando le diversità, manifestando senso di responsabilità.

 

Salute e benessere, prevenzione e sicurezza

 

– Assumere comportamenti adeguati per la prevenzione degli infortuni e per la sicurezza nei vari ambienti di vita.

– Riconoscere il rapporto tra alimentazione, ed esercizio fisico in relazione a sani stili di vita. Acquisire consapevolezza delle funzioni fisiologiche (cardio-respiratorie e muscolari) e dei loro cambiamenti in relazione all’esercizio fisico.

 

Tecnologia

 

La tecnologia richiede l’impiego di strumenti e dispositivi, grazie ai quali gli studenti possono soddisfare i propri bisogni d’apprendimento: in questo caso, manipolare materiali tecnologici rappresenta per loro un espediente per scoprire i processi di fabbricazione, la gestione organizzativa, la fornitura dei prodotti finiti e la gestione dello smaltimento. Ma non solo: la tecnologia ricopre il ruolo di far concepire alle generazioni future la spinta nella trasformazione dell’ambiente attraverso un uso responsabile ed in funzione delle risorse ambientali dal punto di vista economico ed etico.

In riferimento alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, le comunità scolastiche si impegnano a presentare situazioni problematiche da far risolvere agli studenti, mettendo in gioco le loro abilità cognitive e sociali, in un approccio collaborativo. In tal senso, il laboratorio si configura essere una vera e propria modalità per comprendere fenomeni in modo attivo. Inoltre, è importante utilizzare la tecnologia in modo etico e responsabile, in modo tale che gli alunni possano continuare la formazione della propria persona umana. Proprio per questo, la figura dell’insegnante è fondamentale per l’acquisizione di un utilizzo critico e consapevole delle tecnologie, ai fini di garantire condizioni ottimali nella sfera psicologica dell’individuo. Si tratta di un compito da riversare nelle discipline mediante una collaborazione salda e positiva tra i docenti.

 

Obiettivi di apprendimento al termine della classe quinta della scuola primaria

 

Vedere e osservare

 

– Eseguire semplici misurazioni e rilievi fotografici sull’ambiente scolastico o sulla propria abitazione.

– Leggere e ricavare informazioni utili da guide d’uso o istruzioni di montaggio.

– Impiegare alcune regole del disegno tecnico per rappresentare semplici oggetti.

– Effettuare prove ed esperienze sulle proprietà dei materiali più comuni.

– Riconoscere e documentare le funzioni principali di una nuova applicazione informatica.

– Rappresentare i dati dell’osservazione attraverso tabelle, mappe, diagrammi, disegni, testi.

 

Prevedere e immaginare

 

– Effettuare stime approssimative su pesi o misure di oggetti dell’ambiente scolastico.

– Prevedere le conseguenze di decisioni o comportamenti personali o relative alla propria classe.

– Riconoscere i difetti di un oggetto e immaginarne possibili miglioramenti.

– Pianificare la fabbricazione di un semplice oggetto elencando gli strumenti e i materiali necessari. – Organizzare una gita o una visita ad un museo usando internet per reperire notizie e informazioni.

 

Intervenire e trasformare

 

– Smontare semplici oggetti e meccanismi, apparecchiature obsolete o altri dispositivi comuni.

– Utilizzare semplici procedure per la selezione, la preparazione e la presentazione degli alimenti.

– Eseguire interventi di decorazione, riparazione e manutenzione sul proprio corredo scolastico.

– Realizzare un oggetto in cartoncino descrivendo e documentando la sequenza delle operazioni.

– Cercare, selezionare, scaricare e installare sul computer un comune programma di utilità.

 

 

 

 

Obiettivi specifici

 

Tenete a mente che non possono esistere obiettivi specifici universali, standard per qualsiasi lezione e adattabili in qualsiasi classe. Essere di questa opinione, significa non aver compreso l’omogeneità che una classe presenta. Infatti, la classe affidata ad un docente sarà sempre diversa da quella di un altro insegnante. Tale ragione è da attribuire all’unicità di ciascun alunno, in quanto persona unica e irripetibile nel mondo. Pertanto, gli obiettivi specifici vanno formulati. Per te, insegnante che vuoi condurre una quotidianità lavorativa migliore e più efficiente, di seguito ti riporto determinati step precisi da rispettare per creare gli obiettivi specifici inerenti alla proposta progettuale che intendi portare in classe:

  1. Assicurati di aver già individuato i traguardi di competenza e gli obiettivi generali di apprendimento che, nel caso della primaria, ti basta selezionare quelli che intendi far raggiungere ai tuoi studenti grazie alla progettazione che intendi portare in classe
  2. Tieni a mente che gli obiettivi specifici devono essere collegati ai traguardi di competenza e agli obiettivi generali di apprendimento precedentemente individuati.
  3. Segna tutte le attività che i tuoi studenti devono eseguire nella progettazione.
  4. Inizia a formulare l’obiettivo tenendo presente che:
    • deve riguardare un’attività che i bambini devono essere in grado di svolgere e/o di sapere
    • analizza l’elenco di attività che hai ideato nel punto 3
    • deve iniziare con il verbo all’infinito
    • l’aspetto che hai deciso che la tua classe raggiunga deve essere osservabile e, pertanto, misurabile.

 

Parti dei contenuti presenti in questa pagina sono tratte dalle Indicazioni Nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione (Ministero dell’Istruzione, D.M. 254/2012).
Il documento originale è disponibile sul sito del Ministero dell’Istruzione al seguente link: https://www.miur.gov.it/indicazioni-nazionali. 

 

 

Obiettivi Infanzia

Obiettivi Infanzia

Un aspetto proprio particolare di una progettazione di lezione è proprio la scelta degli obiettivi che, nel caso dell’infanzia, sono da formulare sia quelli generali sia quelli specifici. Ma è assolutamente possibile evitare di portare in classe un’idea di lezione e realizzarla decisamente con meno fatica.

Gli obiettivi di apprendimento individuano campi del sapere, conoscenze e abilità ritenuti indispensabili al fine di raggiungere i traguardi per lo sviluppo delle competenze. Essi sono utilizzati dalle scuole e dai docenti (del resto, se sei un docente già ne sarai al corrente) nella loro attività di progettazione didattica, con attenzione alle condizioni di contesto, didattiche e organizzative mirando ad un insegnamento ricco ed efficace. Inoltre, devono essere coerenti con gli altri punti di una progettazione (campi d’esperienza, traguardi, strumenti di valutazione, etc.) che dovresti eseguire nel momento in cui porti una lezione in classe.

Gli obiettivi sono organizzati in nuclei tematici e definiti in relazione a periodi didattici lunghi: l’intero triennio della scuola dell’infanzia, l’intero quinquennio della scuola primaria, l’intero triennio della scuola secondaria di primo grado. In riferimento alla distribuzione degli obiettivi lungo la scuola primaria, gli obiettivi di italiano, lingua inglese e seconda lingua comunitaria, storia, geografia, matematica e scienze sono indicati anche al termine della terza classe per garantire una più efficace progressione degli apprendimenti nella scuola primaria.

 

 

Gli obiettivi di apprendimento possono essere generali e specifici. I primi fanno riferimento ad una dichiarazione di intenti da parte dell’insegnante che stabilisce nella fase di progettazione didattica. Quelli specifici sono dichiarazioni circoscritte negli obiettivi generali e, pertanto, con una dichiarazione di intenti più specifica.

Quali sono gli obiettivi generali?

Nel documento ministeriale delle Indicazioni Nazionali del 2012, gli obiettivi generali sono presenti solo per la scuola primaria. Del resto, le Indicazioni costituiscono il quadro di riferimento per la progettazione curricolare affidata alle scuole. Sono un testo aperto, che la comunità professionale è chiamata ad assumere e a contestualizzare, elaborando specifiche scelte relative a contenuti, metodi, organizzazione e valutazione coerenti con i traguardi formativi previsti dal documento nazionale.

Tuttavia, è possibile mettere in evidenza il fatto che la scuola dell’infanzia mira a promuovere l’educazione e contribuisce allo sviluppo motorio, emotivo, cognitivo, linguistico, morale, religioso e sociale. Pertanto, per avere un’idea su come impostare i tuoi obiettivi generali di apprendimento all’infanzia, annota tutte le attività che intendi far svolgere alla tua classe; poi consulta le diverse sfere di sviluppo del bambino. Ad esempio, immaginando di aver indicato tutte le attività della lezione che devi progettare, successivamente puoi consultare la teoria qui sotto e formulare un obiettivo generale del tipo: Promuovere la relazione con l’insegnante e con i suoi pari mediante le occasioni di conversazione e confronto. Questo è solo un esempio. Adesso, tocca a te!

Sviluppo motorio: le componenti del movimento

Lo sviluppo motorio rappresenta l’insieme dei cambiamenti motori che si manifestano sin dalla vita intrauterina fino alla senescenza.

Le componenti motorie si suddividono in schemi motori di base, schemi posturali e capacità motorie. I primi a manifestarsi sono gli schemi motori e di base, fondamentali per l’acquisizione della capacità motorie. Gli schemi motori comportano azioni dinamiche e si manifestano sia nella dimensione del tempo sia nelle dimensioni dello spazio (strisciare, rotolare, dondolare, camminare, correre, saltare, arrampicarsi, afferrare, lanciare.

Gli schemi posturali, invece, implicano azioni sia statiche sia dinamiche e si manifestano nelle dimensioni dello spazio (flettere, estendere, spingere, piegare, inclinare, ruotare, slanciare).

Le capacità motorie fanno riferimento a quelle caratteristiche fisiche che consentono all’individuo l’apprendimento e l’esecuzione di atti motori. Taluni comprendono le capacità senso-percettive, le capacità condizionali, le capacità coordinative e le capacità di mobilità articolare. Osservando nello specifico tali capacità, ti renderai conto di come all’infanzia è inevitabile la presentazione di attività che coinvolgano il corpo. Per questo, ti suggerisco di dare un’occhiata nello specifico per la stimolazione di idee volte alla formulazione degli obiettivi generali.

Le capacità senso-percettive si riferiscono al rapporto tra il corpo e l’ambiente esterno che si realizza mediante le informazioni esterne che vengono percepite da analizzatori cinestesici, tattili, visivi, uditivi. Le capacità condizionali riguardano la produzione, il trasporto e l’utilizzo dell’energia necessaria per il movimento. Tali capacità sono influenzate sia da caratteristiche strutturali (il peso, la statura, l’età, il sesso, la massa muscolare) sia da processi funzionali regolati dal sistema nervoso. Le capacità coordinative si riferiscono ai processi di controllo e regolazione dei movimenti grossolani e fini. I primi richiedono l’azione di un’ampia muscolatura, come ad esempio lo spostamento del proprio corpo nel caso della corsa. I secondi riguardano gruppi muscolari specifici, come la mano nel momento in cui l’individuo decide di afferrare un oggetto. Infine, le capacità di mobilità articolare riguardano l’esecuzione di movimenti con un buon livello di fluidità.

Sviluppo emotivo

È possibile vedere lo sviluppo delle emozioni a partire dai bambini. Un bravo insegnante sa riconoscere le emozioni dei bambini e il loro impatto nell’apprendimento. Per questo è utile esaminare le teorie più accreditate legate a tale sviluppo sono: la teoria differenziale e la teoria della differenziazione.

La teoria differenziale è sostenuta da Izard, il quale concepisce lo sviluppo emozionale come un sistema categoriale. Infatti, afferma un primo gruppo di emozioni innate definito set di emozioni primarie, e sono: la paura, la collera, la gioia, la tristezza, il disgusto. Il secondo gruppo di emozioni che si manifesta a partire dalla fine del primo anno di vita si definisce set di emozioni secondarie o complesse, e comprende diversi tati emotivi come la vergona, la colpa, l’odio, l’imbarazzo, l’orgoglio e così via.

Izard individua tre livelli di sviluppo emotivo che copre la fascia 0-2 anni

  • Il primo livello è dell’esperienza sensorio-affettiva, caratterizzata dalla necessità del bambino di comunicare i suoi bisogni attraverso l’espressione del disgusto, dello sconforto e dell’interesse;
  • Il secondo livello è dell’esperienza percettivo-affettiva. Qui il bambino si presenta come un individuo in grado di esplorare l’ambiente manifestando la collera, la tristezza e la paura;
  • Il terzo livello è dell’esperienza cognitivo-affettiva, dentro il quale il bambino consolida la differenza tra sé e l’altro. Inoltre, compaiono emozioni più complesse come la colpa, la vergona e la timidezza.

La teoria della differenziazione è rappresentata da Soufre. L’autore individua il sistema del piacere/gioia, della circospezione/paura e della frustrazione/rabbia. Per quanto riguarda il sistema piacere/gioia, il bambino produce il sorriso endogeno, il quale segnale una condizione di benessere. Nel sistema circospezione/paura, si assiste nel bambino una reazione di disagio. Nel sistema frustrazione/rabbia, avviene un impedimento della fisicità che porta alla frustrazione e, dopo i sei mesi del primo anno di vita, nella rabbia vera e propria.

Sviluppo cognitivo

Circa i diversi approcci allo studio dello sviluppo cognitivo sviluppati lungo il corso del Novecento, di seguito vengono spiegate le teorie di Piaget e di Vygotskij.

Approccio costruttivista

Il primo è rappresentante della teoria costruttivista. Secondo tale approccio, lo sviluppo è il frutto delle operazioni che il soggetto compie per conoscere la realtà. Piaget diede vita a questo approccio osservando attentamente i bambini e interagendo con loro per scoprire come essi ragionano e come scoprono nuovi strumenti cognitivi. La teoria esplicita il fatto che l’essere umano passa attraverso 4 diverse fasi di sviluppo: dalla nascita all’ingresso dell’adolescenza. La fascia d’età attribuita ad ogni fascia è considerata come indicativa poiché vi è una certa variabilità con la quale l’individuo evolve attraverso gli stadi; tuttavia, secondo Piaget, la loro sequenza è universale.

  1. Stadio sensomotorio (0-1 anno e mezzo). Tale stadio comprende 6 sottostadi:
    • Esercizio dei riflessi (0-1 mese). Il bambino mette in atto i primi schemi sensomotori, cioè i riflessi primari, come ad esempio quello di prensione;
    • Reazioni circolari primarie (1-4 mesi). Il bambino esegue ripetutamente determinate azioni, acquisendo così le prime forme di coordinazione degli schemi;
    • Reazioni circolari secondarie (4-8 mesi). Un’azione intrapresa casualmente provoca nel bambino una certa curiosità che suscita nel bambino l’interesse a riprodurla;
    • Coordinazione degli schemi acquisiti (8-12 mesi). Il bambino acquisisce la capacità di coordinare più schemi per un obiettivo;
    • Reazioni circolari terziarie. (12-18 mesi). Il bambino introduce variazioni agli schemi motori già acquisiti per studiarne gli effetti. Questo caso può essere individuato quando il bambino lascia cadere volutamente degli oggetti;
    • Invenzione di mezzi nuovi (18-24 mesi). Il bambino non si muove più per tentativi ma le azioni sono progettate. In questo caso, gli schemi non sono più sensomotori bensì sono ormai schemi mentali.
  2. Stadio preoperatorio (2-6 anni): il bambino usa simboli, regole e concetti, ma la sua maniera di conoscere il mondo è ancora rudimentale, poiché è caratterizzato dall’egocentrismo infantile. Infatti non è in grado di cogliere altri punti di vista oltre al suo.
  3. Stadio operatorio concreto (7 anni). I bambini iniziano ad esercitare il pensiero logico. Riescono a tenere a mente più punti di vista e dispongono rappresentazioni mentali, nonché azioni ormai interiorizzate.
  4. Stadio operatorio formale (inizia nella preadolescenza). Sono possibili complesse forme di ragionamento.

 

Con il progredire di questi stadi, gli schemi si fanno sempre più complessi attraverso 4 meccanismi: l’assimilazione, l’accomodamento, l’equilibrazione e l’organizzazione. L’assimilazione è la capacità di applicare ciò che si conosce già, secondo il modo di pensare di cui disponiamo. L’accomodamento è la proprietà con il quale uno schema può modificarsi. L’equilibrazione è un processo che avviene nel momento in cui il sistema cognitivo cerca di evolversi di fronte ad inadeguatezze di schemi posseduti, e pertanto il sistema ricerca un nuovo equilibrio. L’organizzazione è un meccanismo che non lascia nessuno schema cognitivo isolato, bensì lo integra verso una crescita globale. Da ciò, è possibile definire il fatto che il bambino è costruttore del suo stesso sviluppo.

Approccio storico-culturale

Vygotskij è il rappresentante dell’approccio storico-culturale, il quale studia come la cultura di appartenenza contribuisca a strutturare l’abilità di pensiero. Infatti, secondo l’autore, Piaget trascura l’importanza dell’influenza dei fattori sociali e culturali dello sviluppo cognitivo.

Secondo Vygotskij, gli strumenti offerti dal contesto all’interno del quale l’individuo è inserito influenzano il suo sviluppo cognitivo.

Vygotskij invita a prendere piena coscienza sul fatto che l’individuo è inserito all’interno di un determinato ambiente. Secondo la sua teoria, il suo sviluppo cognitivo è influenzato dagli strumenti offerti dall’ambiente e che la società ha messo a disposizione. Sin da subito, i bambini sono caratterizzati da processi psichici elementari, come la percezione, l’attenzione spontanea e la memoria non volontaria. I bambini attraversano l’Interazione sociale sperimentata, definita così perché i bambini entrano a contatto con i mediatori culturali, il più rilevante si rivela essere il linguaggio, sviluppato dai bambini grazie proprio all’interazione sociale. Esso possiede Una prima funzione esclusivamente sociale. Successivamente, assume una funzione intrapsichica, divenendo linguaggio e contribuendo allo sviluppo del pensiero. Grazie all’interazione sociale sperimentata, i bambini passano da processi psichici elementari a funzioni psichiche superiori, come la memoria e l’attenzione volontaria.

L’autore di tale approccio ha poi elaborato il concetto di Zona di sviluppo prossimale, nonché quell’insieme di abilità che il bambino è in grado di sviluppare solo se viene stimolato e guidato opportunamente.

Sviluppo linguistico e comunicativo

Esistono 2 forme di comunicazione entrambi complementari tra loro:

  • Comunicazione come scambio interpersonale di qualcosa come, ad esempio, nel caso di bisogni individuali. Avviene grazie ad una predisposizione innata ad interagire;
  • Comunicazione come costruzione e fondazione della soggettività, realizzabile per mezzo di esperienze condivise.

La comunicazione può essere interpersonale (rapporto io-tu) e intrapsichica (rapporto io-me).

Durante lo sviluppo infantile, i bambini comunicano con gli altri tramite i riflessi. Secondo Piaget, essi si identificano come una base per lo sviluppo di schemi senso-motori sempre più complessi. Mentre per bowlby (autore della Teoria dell’attaccamento) sono dei precursori di comportamenti comunicativi.

Nella costruzione del sistema comportamentale dell’attaccamento emergono:

  • Le condotte di segnalazione, nonché azioni o reazioni del bambino con lo scopo di richiamare l’attenzione dell’adulto (pianti, sorrisi, etc.);
  • Le condotte di vicinanza, ossia movimenti del bambino che impediscono all’adulto di allontanarsi da lui (aggrapparsi ai suoi abiti, etc.).

Sin dalla nascita, il bambino inizia la costruzione progressiva dello sviluppo psicologico individuale e socioculturale. Ciò avviene tramite le regole che si assumono nei ruoli comunicativi. Nel caso del neonato, è possibile vedere come egli è orientato verso la voce umana e da configurazioni costituite da volti. Infatti, il bambino si mostra in grado di assumere il ruolo comunicativo del ricevente e di emittente circa le sue informazioni sul suo stato d’animo e sui suoi bisogni.

Lo sviluppo morale

Diversi approcci allo sviluppo morale si sono incentrati su una visione di modello stadiale.

Tra questi, si ricordano i modelli di Piaget, kohlberg e Gibbs. I loro modelli sono accomunati da un’impostazione strutturalista e cognitivo-evolutiva.

I modelli stadiali

Piaget delinea una sequenza di sviluppo morale suddivisa in tre periodi:

  • Per i primi 4-5 anni di vita il bambino vivrebbe in un a condizione di anomia morale, in cui affronta la quotidianità non mostrando interesse per le regole;
  • Fino ai 7-8 anni, il bambino si trova nel primo stadio della moralità, lo stadio del Realismo morale. In questa fase, la comprensione morale del bambino può avere luogo grazie alla presenza di un’autorità esterna (l’adulto) in grado di far rispettare le norme;
  • Intorino ai 10 anni emerge lo stadio del Realismo morale. In quest’ultima fase la norma è interiorizzata ed è fondata sulla cooperazione, sulla reciprocità e sulla negoziazione sociale.

 

Kohlberg ha proposto un modello stadiale basato sul concetto di convenzionalità, secondo il quale lo sviluppo morale avviene secondo un progressivo adeguamento alle norme morali della società. Tale sviluppo si struttura su 3 livelli, ognuno dei quali è caratterizzato da 2 stadi.

  • Il primo livello è il Preconvenzionale e si prolunga fino ai 9-10 anni di età. Nel primo stadio, il pensiero del bambino è autocentrato, privilegiando i suoi bisogni primari e rispetta la norma non perché crede nel suo valore, bensì per evitare punizioni. Nel secondo stadio, egli rispetta le regole con lo scopo di trarne un vantaggio.
  • Il secondo livello è convenzionale, identificabile a partire dai 13 anni circa fino ai 20. Nel terzo stadio, l’adolescente si conforma agli ideali del gruppo sociale al fine di ottenere una qualche considerazione da parte degli altri. Nel quarto stadio, la regola viene riconosciuta con l’obiettivo di mantenere l’ordine sociale.
  • Il terzo livello è Post-convenzionale, comparendo intorno ai 20 anni. Nel quinto stadio, il giovane è consapevole dell’esistenza di valori diversi a seconda dei gruppi sociali d’appartenenza e l’esistenza di valori assoluti discordanti con quelli della maggioranza. Nel sesto e ultimo stadio avviene il contrasto tra regole sociali e principi etici universali. Intal senso, il ragazzo privilegerà gli ultimi.

Gibbs identifica due fasi di sviluppo: la fase di sviluppo morale standard ed esistenziale.

Lo sviluppo morale standard si riferisce alla comprensione delle regole da parte del bambino e la definizione di cosa è giusto o sbagliato. Tale sviluppo prevede determinati stadi. I primi due sono considerati immaturi. Nel primo stadio, il pensiero morale è condizionato da motivazioni egocentriche. Infatti, nel secondo stadio, emerge una morale autocentrata. Esistono poi due stadi successivi di moralità matura, i quali compaiono tra la tarda infanzia e la prima adolescenza. Nel primo stadio di moralità matura emerge la fiducia e il rispetto reciproco volti alla costruzione di relazioni interpersonali. Con il prossimo stadio, vengono incarnati e accettati i valori presenti nel sistema sociale.

La fase di sviluppo esistenziale riguarda la comparsa e l’evoluzione delle abilità di riflessione, le quali vengono utilizzate dall’individuo per ragionare sui principi morali.

Obiettivi specifici

Tenete a mente che non possono esistere obiettivi specifici universali, standard per qualsiasi lezione e adattabili in qualsiasi classe. Essere di questa opinione, significa non aver compreso l’omogeneità che una classe presenta. Infatti, la classe affidata ad un docente sarà sempre diversa da quella di un altro insegnante. Tale ragione è da attribuire all’unicità di ciascun alunno, in quanto persona unica e irripetibile nel mondo. Pertanto, gli obiettivi specifici vanno formulati. Per te, insegnante che vuoi condurre una quotidianità lavorativa migliore e più efficiente, di seguito ti riporto determinati step precisi da rispettare per creare gli obiettivi specifici inerenti alla proposta progettuale che intendi portare in classe:

  1. Assicurati di aver già individuato i traguardi di competenza e gli obiettivi generali di apprendimento che, nel caso dell’infanzia, dovrai formulare quelli generali tu stesso (consulta pure la teoria che trovi in piattaforma sulle dimensioni dello sviluppo del bambino per avere chiaro su quali obiettivi vuoi far raggiungere alla tua classe grazie alla lezione che intendi portare in classe.
  2. Tieni a mente che gli obiettivi specifici devono essere collegati ai traguardi di competenza e agli obiettivi generali di apprendimento precedentemente individuati.
  3. Segna tutte le attività che i tuoi studenti devono eseguire nella progettazione.
  4. Inizia a formulare l’obiettivo tenendo presente che:
    • deve riguardare un’attività che i bambini devono essere in grado di svolgere e/o di sapere
    • analizza l’elenco di attività che hai ideato nel punto 3
    • deve iniziare con il verbo all’infinito
    • l’aspetto che hai deciso che la tua classe raggiunga deve essere osservabile e, pertanto, misurabile

 

Campi d’esperienza e traguardi

Campi d'esperienza e traguardi

 I 5 pilastri rappresentanti della conoscenza dei bambini alla scuola dell’Infanzia, spiegati uno dopo l’altro affiancati ai loro rispettivi traguardi.

In riferimento alla scuola dell’infanzia e alla scuola primaria, le Indicazioni Nazionali del 2012 fissano i traguardi per lo sviluppo delle competenze relativi sia ai campi d’esperienza sia alle discipline.

I campi d’esperienza si identificano come un insieme di oggetti, situazioni, immagini e linguaggi, riferiti ai sistemi simbolici della nostra cultura, capaci di evocare, stimolare, accompagnare apprendimenti progressivamente più sicuri. La scelta di quali campi inserire all’interno di una progettazione didattica è determinata da una precedente formulazione degli obiettivi di apprendimento. Infatti, sia i campi d’esperienza sia gli obiettivi sono solo alcuni degli elementi fondamentali per una progettazione didattica fatta ad arte, in modo proficuo per gli studenti ed in maniera agevole per gli insegnanti.

Ogni campo rappresenta un’area caratterizzata da oggetti, situazioni, immagini e linguaggi atti a far emergere e accompagnare l’apprendimento di ciascun alunno. Grazie alla spiegazione dei campi d’esperienza con i rispettivi traguardi, potrai individuare quali campi d’esperienza rispecchiano la tua idea di lezione da portare in classe!

Il sé e l'altro

Durante gli anni della scuola dell’infanzia, viene definita la costruzione progressiva dell’identità di ciascun bambino e di ciascuna bambina in relazione a sé stesso (consapevolezza del proprio sé e della propria personalità) e in relazione agli altri (Esplorare il mondo che lo circonda). In questa fase di conoscenza, il bambino identifica forme di relazioni diverse a seconda della persona con la quale sta comunicando in quel dato momento. Si tratta dell’identificazione di rapporti verticali e orizzontali. Nei primi, i bambini vedono negli adulti una fonte di protezione; nei secondi, individuano i loro pari come compagni di giochi e occasioni di confronto, per mezzo dei quali sperimentano la reciprocità nel dialogo.

In questo caso, emergono delle difficoltà inevitabili tra l’esprimersi e l’ascolto. La personalità del bambino è caratterizzata da un forte egocentrismo che supererà grazie alla guida pedagogica dell’insegnante e alle opportunità di relazioni con i suoi coetanei. Se nella ipotesi di lezione, intendi far superare loro l’egocentrismo, scegliere questo campo d’esperienza è l’ideale, in quanto i bambini coglieranno maggiormente la prospettiva dell’altro. Proprio in questa fascia d’età, i bambini iniziano a definire i propri stati d’animo, a sperimentare il piacere, il divertimento, la frustrazione e la scoperta verso il proprio mondo.

Traguardi per lo sviluppo della competenza (tratto dalle Indicazioni nazionali per il curricolo, D.M. 254/2012 – MIUR)

  • Il bambino gioca in modo costruttivo e creativo con gli altri, sa argomentare, confrontarsi, sostenere le proprie ragioni con adulti e bambini.
  • Sviluppa il senso dell’identità personale, percepisce le proprie esigenze e i propri sentimenti, sa esprimerli in modo sempre più adeguato.
  • Sa di avere una storia personale e familiare, conosce le tradizioni della famiglia, della comunità e le mette a confronto con altre.
  • Riflette, si confronta, discute con gli adulti e con gli altri bambini e comincia e riconoscere la reciprocità di attenzione tra chi parla e chi ascolta.
  • Pone domande sui temi esistenziali e religiosi, sulle diversità culturali, su ciò che è bene o male, sulla giustizia, e ha raggiunto una prima consapevolezza dei propri diritti e doveri, delle regole del vivere insieme.
  • Si orienta nelle prime generalizzazioni di passato, presente, futuro e si muove con crescente sicurezza e autonomia negli spazi che gli sono familiari, modulando progressivamente voce e movimento anche in rapporto con gli altri e con le regole condivise.
  • Riconosce i più importanti segni della sua cultura e del territorio, le istituzioni, i servizi pubblici, il funzionamento delle piccole comunità e della città.

Il corpo e il movimento

Il corpo diviene strumento di conoscenza di sé stesso all’interno del mondo in cui abita il bambino. Potresti scegliere questo campo d’esperienza nella progettazione se riconosci che i bambini debbano esercitare azioni con il proprio corpo, permettendo così di sperimentare e vivere emozioni, sensazioni piacevoli e le proprie potenzialità.

Lo sviluppo delle funzioni comunicative parte sin dai primi anni di vita e parte dall’intenzione del bambino nel voler comunicare qualcosa. Tale intenzione si esprime attraverso gesti accompagnati (preceduti e/o seguiti) da uno scambio di sguardi di sguardi con la funzione di segnalare all’altro l’intenzione nel voler comunicare con lui. Inizialmente, il bambino mostra il gesto richiestivo o imperativo, come ad esempio allungare il braccio indicando verso qualcosa che vuole ottenere. Successivamente, esibisce il gesto di indicare il cui fine è quello di richiamare l’attenzione dell’adulto verso qualcosa che desta curiosità.  Gli alunni utilizzano il proprio corpo per giocare sia in maniera individuale sia con gli altri, iniziando a consolidare la propria autonomia nei movimenti. I gesti indicativi rappresentano una vera e propria interazione triadica: il bambino, l’adulto e l’oggetto di interesse.

Il bambino impara la struttura del linguaggio mediante percorsi di apprendimento: unire e alternare la parola e i gesti, produrre musica attraverso la body percussion e mediante strumenti musicali, attività di routine, gioco libero e psicomotori in spazi dedicati.

Pertanto, la scuola dell’infanzia intende sviluppare la capacità di esprimersi e di comunicare attraverso il corpo, affinando le abilità nel movimento e di orientamento nello spazio.

Traguardi per lo sviluppo della competenza (tratto dalle Indicazioni nazionali per il curricolo, D.M. 254/2012 – MIUR)

  • Il bambino vive pienamente la propria corporeità, ne percepisce il potenziale comunicativo ed espressivo, matura condotte che gli consentono una buona autonomia nella gestione della giornata a scuola.
  • Riconosce i segnali e i ritmi del proprio corpo, le differenze sessuali e di sviluppo e adotta pratiche corrette di cura di sé, di igiene e di sana alimentazione.
  • Prova piacere nel movimento e sperimenta schemi posturali e motori, li applica nei giochi individuali e di gruppo, anche con l’uso di piccoli attrezzi ed è in grado di adattarli alle situazioni ambientali all’interno della scuola e all’aperto.
  • Controlla l’esecuzione del gesto, valuta il rischio, interagisce con gli altri nei giochi di movimento, nella musica, nella danza, nella comunicazione espressiva.
  • Riconosce il proprio corpo, le sue diverse parti e rappresenta il corpo fermo e in movimento.

Immagini, suoni e colori

L’immaginazione è la chiave: essa permette di creare pensieri ed emozioni. Grazie ai materiali che la scuola fornisce e agli eventuali materiali portati in classe da parte dell’insegnante, hai la possibilità di far vivere ai bambini della tua classe le loro prime esperienze artistiche, in un’ottica di trasversalità di contenuti. In tal senso, è bene che gli alunni esercitino le forme di linguaggio come la voce, il gesto, i suoni, la musica, la manipolazione di materiali, le manifestazioni pittoriche, sviluppando così la conoscenza di sé stessi, degli altri e della realtà.

Grazie all’interazione con il paesaggio sonoro, il bambino è capace di sviluppare le proprie capacità cognitive e relazionali, di percezione, di ascolto, e di discriminazione di suoni all’interno di un contesto di apprendimento. Proprio per questo, creare una lezione che porta i bambini all’ascolto di produzioni sonore, consente loro di affacciarsi verso la finestra della musica, favorendo così l’apprendimento.

Traguardi per lo sviluppo della competenza (tratto dalle Indicazioni nazionali per il curricolo, D.M. 254/2012 – MIUR)

  • Il bambino comunica, esprime emozioni, racconta, utilizzando le varie possibilità che il linguaggio del corpo consente.
  • Inventa storie e sa esprimerle attraverso la drammatizzazione, il disegno, la pittura e altre attività manipolative; utilizza materiali e strumenti, tecniche espressive e creative; esplora le potenzialità offerte 21 dalle tecnologie.
  • Segue con curiosità e piacere spettacoli di vario tipo (teatrali, musicali, visivi, di animazione …); sviluppa interesse per l’ascolto della musica e per la fruizione di opere d’arte.
  • Scopre il paesaggio sonoro attraverso attività di percezione e produzione musicale utilizzando voce, corpo e oggetti.
  • Sperimenta e combina elementi musicali di base, producendo semplici sequenze sonoro-musicali.
  • Esplora i primi alfabeti musicali, utilizzando anche i simboli di una notazione informale per codificare i suoni percepiti e riprodurli.

I discorsi e le parole

La scuola dell’infanzia ha la responsabilità di promuovere in tutti i bambini la padronanza della lingua italiana, rispettando l’uso della lingua di origine. Potresti scegliere questo campo d’esperienza se sei ad esempio intenzionato a creare un’esperienza scolastica capace di offrire esperienze comunicative, all’interno delle quali ciascun alunno diventa capace di esprimersi nei contesti didattici e relazionali: immagina, descrive, racconta. Così facendo, il bambino non fa altro che implementare il proprio lessico, pronunciare correttamente i suoni, (tra cui le parole e le frasi), e migliorare nell’interazione verbale con l’altro.

Traguardi per lo sviluppo della competenza (tratto dalle Indicazioni nazionali per il curricolo, D.M. 254/2012 – MIUR)

  • Il bambino usa la lingua italiana, arricchisce e precisa il proprio lessico, comprende parole e discorsi, fa ipotesi sui significati.
  • Sa esprimere e comunicare agli altri emozioni, sentimenti, argomentazioni attraverso il linguaggio verbale che utilizza in differenti situazioni comunicative.
  • Sperimenta rime, filastrocche, drammatizzazioni; inventa nuove parole, cerca somiglianze e analogie tra i suoni e i significati.
  • Ascolta e comprende narrazioni, racconta e inventa storie, chiede e offre spiegazioni, usa il linguaggio per progettare attività e per definirne regole.
  • Ragiona sulla lingua, scopre la presenza di lingue diverse, riconosce e sperimenta la pluralità dei linguaggi, si misura con la creatività e la fantasia.
  • Si avvicina alla lingua scritta, esplora e sperimenta prime forme di comunicazione attraverso la scrittura, incontrando anche le tecnologie digitali e i nuovi media.

La conoscenza del mondo

La scuola deve rappresentare il motore della curiosità, portando i bambini a porsi domande su se stessi, sulle storie, sui giochi legati al contesto matematico, contemplare i fatti che succedono nel mondo cercando di capire come e perché succedono, formando menti portate ad intervenire per cambiarli. In questo modo, porteresti ogni alunno ad un processo di ricerca in grado di fornire risultati diversi, tali da creare occasioni di confronto con i propri coetanei e con l’insegnante. Grazie ad un possibile dibattito realizzato in classe, i bambini possono avviarsi verso un percorso di conoscenza più strutturato, con annesso un incremento del proprio lessico, dello spirito critico e della simbologia per rappresentare significati.

I bambini elaborano la prima “organizzazione fisica” del mondo esterno attraverso attività concrete: osservando il proprio movimento e di tutto ciò che lo circonda, sono in grado di collocare gli elementi nel tempo e nello spazio.

Una nota da sottolineare riguarda la conoscenza di contenuti: si tratta di un’errata concezione secondo la quale l’insegnante trascura il fatto che i bambini già a che fare con temi scolastici sin dai primi anni di vita e non nel momento in cui entrano per la prima volta in classe. Ad esempio, bisogna riconoscere il fatto che i bambini hanno già avuto un impatto con i numeri prima ancora che tu possa progettare una lezione per la prima volta a quella determinata classe proprio sui numeri. Pertanto, sii consapevole della conoscenza pregressa dei bambini, determinata dal loro primo ambiente educativo in assoluto: la famiglia. È bene partire dalle loro conoscenze per avviare i primi processi di ragionamento, costruendo man mano un livello di competenza sempre più complesso.

Traguardi per lo sviluppo della competenza (tratto dalle Indicazioni nazionali per il curricolo, D.M. 254/2012 – MIUR)

  • Il bambino raggruppa e ordina oggetti e materiali secondo criteri diversi, ne identifica alcune proprietà, confronta e valuta quantità; utilizza simboli per registrarle; esegue misurazioni usando strumenti alla sua portata.
  • Sa collocare le azioni quotidiane nel tempo della giornata e della settimana.
  • Riferisce correttamente eventi del passato recente; sa dire cosa potrà succedere in un futuro immediato e prossimo.
  • Osserva con attenzione il suo corpo, gli organismi viventi e i loro ambienti, i fenomeni naturali, accorgendosi dei loro cambiamenti.
  • Si interessa a macchine e strumenti tecnologici, sa scoprirne le funzioni e i possibili usi.
  • Ha familiarità sia con le strategie del contare e dell’operare con i numeri sia con quelle necessarie per eseguire le prime misurazioni di lunghezze, pesi, e altre quantità.
  • Individua le posizioni di oggetti e persone nello spazio, usando termini come avanti/dietro, sopra/sotto, destra/sinistra, ecc; segue correttamente un percorso sulla base di indicazioni verbali.

 

Parti dei contenuti presenti in questa pagina sono tratte dalle Indicazioni Nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione (Ministero dell’Istruzione, D.M. 254/2012).
Il documento originale è disponibile sul sito del Ministero dell’Istruzione al seguente link: https://www.miur.gov.it/indicazioni-nazionali. 

 

Valutazione

 

Cosa significa valutare?

 

Quanto è importante la valutazione secondo te? Le attribuisci la stessa importanza nella tua professione da insegnante? In ogni caso, leggi e confrontati con quello che c’è qui sotto per renderti di quello che già sai o sfrutta nell’immediato questa occasione per prepararti al meglio!

 

Affinché la formazione scolastica possa esprimere tutto il suo potenziale, è indispensabile che questa venga valutata. In passato, il termine didattica a scuola era strettamente agganciato al termine di trasmissione, identificando il bambino come un vaso da riempire. Infatti, l’obiettivo era quello di verificare la quantità delle conoscenze dell’alunno, e non il loro livello di padronanza in merito a quei contenuti. Un altro comportamento passato sulla valutazione è pensarla esclusivamente come un momento conclusivo di un percorso di formazione. Anche qui, ci troviamo dinanzi ad una visione errata della valutazione didattica: valutare significa verificare l’efficacia di un’azione formativa attraverso la raccolta di informazioni, l’analisi dei dati raccolti e l’interpretazione dei risultati in funzione degli obiettivi prefissati. Pertanto, è bene effettuare la valutazione in più momenti durante un processo formativo. In altre parole, è possibile definire la valutazione come attribuzione di valore a qualcosa o a qualcuno, che prevede l’applicazione di modalità e strumenti di misura dei risultati.

Da ciò che ti ho appena descritto, possiamo considerare la valutazione come un processo che interagisce costantemente con il processo formativo e che ad oggi si suddivide in tre tipologie:

  • La valutazione diagnostica (o iniziale) avviene all’avvio di un percorso formativo (un anno scolastico, un modulo, una unità di apprendimento) e può individuale o collettiva. Essa ha lo scopo di fare una ricognizione sulle conoscenze pregresse dell’alunno, sul possesso dei prerequisiti necessari per intraprendere uno specifico percorso di apprendimento, sulle eventuali difficolta dalle quali parte e da quale livello di competenza cognitiva, affettiva e sociale inizia il percorso formativo.
  • La valutazione formativa o intermedia o detta anche in itinere ha una funzione regolativa delle scelte didattiche. Infatti, avviene durante un percorso formativo per monitorare l’andamento degli apprendimenti degli allievi e l’efficacia dell’insegnamento. Ad oggi, la valutazione formativa è accompagnata dal concetto di Assessment for learning, indirizzando gli studenti ad una maggiore consapevolezza su ciò che sono in grado di fare. In tal senso, vengono promossi i processi metacognitivi, poiché essere coscienti dei propri processi permette agli alunni di indirizzarli verso le mete di apprendimento stabilite. Inoltre, tale momento valutativo è di fondamentale importanza perché è incentrato nell’analizzare l’andamento degli obiettivi prefissati. In particolar modo, permette di monitorare lo stato di avanzamento dell’intervento didattico-educativo, evidenziando così i punti di forza e di debolezza così da poter apportare eventuali aggiustamenti che favoriscano il superamento di eventuali difficoltà.
  • La valutazione complessiva o sommativa avviene al termine dell’intero processo formativo e può essere individuale o collettiva. Tale valutazione mira verificare la corrispondenza tra gli obiettivi raggiunti e quelli prefissati al momento della progettazione. Pertanto, punta a stabilire il livello di efficacia formativa di apprendimento. I risultati possono essere rappresentati da voti, giudizi, certificazioni o attestati.
INDICATORI LIVELLI
 

 

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ES. SUFFICIENTE ES. BUONO ES. OTTIMO

Indipendentemente dal momento e dalla tipologia di valutazione, è fondamentale che l’insegnante la accompagni con opportune griglie di valutazione, con lo scopo di verificare il livello di apprendimento degli studenti. La sua composizione è caratterizzata da indicatori e livelli, come è possibile vedere nell’esempio seguente:

 

 

 

Prove tradizionali, semi-strutturate e strutturate

 

Nella didattica odierna, esistono tipologie di strumenti di valutazione che si differenziano in base al grado di strutturazione e si configurano come attività da svolgere a tutti gli effetti: le prove tradizionali o non strutturate, le prove semi-strutturate e le prove strutturate.

 

Prove tradizionali o non strutturate

 

Le prove tradizionali o non strutturate sono strumenti usati per la rilevazione di dati che, purtroppo, possono essere oggetto di distorsioni valutative:

  • Alone = anche se alcuni elementi delle prestazioni non sono determinanti nella valutazione, quest’ultimi si estendono ugualmente nella valutazione così come si estende l’alone di una macchia
  • Contagio = la conoscenza della valutazione degli altri colleghi incide sulla propria valutazione
  • Pigmalione = le previsioni di successo o d’insuccesso sono condizionate dalle proprie aspettative
  • Stereotipia = pregiudizio dettato da eventi precedenti che condiziona l’atto valutativo

Le forme più comuni di prove tradizionali sono il colloquio orale e il tema scritto.

L’interrogazione orale è fortemente caratterizzata dalle domande del docente. La complessità della risposta dello studente dipende dal grado di strutturazione della domanda che intendi chiedere allo studente. Per aiutarti a comprendere meglio, considera questo: più aperta è la domanda maggiormente articolata sarà la risposta.

È possibile stilare alcune indicazioni sulla conduzione di un buon esame orale:

  • Iniziare il colloquio introducendo la prima domanda
  • Ascoltare attentamente la spiegazione dell’alunno
  • Concedere il giusto tempo all’esposizione
  • Non interrompere improvvisamente lo studente durante il suo ragionamento
  • Chiedere di chiarire quanto spiegato se necessario
  • Offrire feedback all’alunno in merito all’andamento del colloquio

Da non trascurare sono i limiti caratterizzati dalle interrogazioni, come ad esempio:

  • Interventi del docente, i quali implicano sempre conseguenze imprevedibili perché influenzano l’andamento dell’interrogazione aiutando o mettendo in difficoltà lo studente.
  • Rilevazione dei risultati imprecisa perché viene lasciata alla memoria dell’insegnate che può distorcere la versione reale del colloquio.

Anche le prove scritte sono caratterizzate da limiti. In particolar modo, faccio riferimento al disaccordo tra esaminatori su cosa valutare esattamente e su quali procedimenti utilizzare nella procedura.

 

Prove semi-strutturate

 

Le prove semi-strutturate non sono altro che domande che permettono alla classe di formulare autonomamente la risposta. Tali domande sono caratterizzate dalla presenza di stimoli chiusi che consentono all’alunno di svolgere la prova.

Le prove semi strutturate si possono suddividere nelle seguenti tipologie: domande semi-strutturate, saggi brevi, riassunti e riflessione parlata.

Le domande semi-strutturate sono caratterizzate da quesiti scritti che implicano sempre una risposta aperta ma sintetica e coincisa.

Il saggio breve è una trattazione scritta composte da una traccia ben definita inerente ad un determinato campo disciplinare

Il riassunto implica la messa in atto di complesse operazioni di focalizzazione dei concetti più importanti, significativi, analitici e di ricostruzione sintetica. Tale prova consiste nel formulare in maniera sintetica i contenuti senza alterarne il senso. Per la correzione è indispensabile una griglia per la correzione che presenta: la lunghezza massima del testo, la presenza di contenuti rilevanti e la tipologia di funzione comunicativa opportuna (informativa, espressiva, ecc.).

La riflessione parlata è una procedura basata su conversazioni stabilite dal docente con lo scopo di sollecitare le modalità di ragionamento che impiegano gli studenti esercitano dinanzi ad una situazione problematica.

 

Prove strutturate

 

Le prove strutturate non sono altro che prove oggettive di verifica di abilità, di conoscenze legate ad uno o più ambiti disciplinari, e son costituite da un numero di quesiti stabilito dall’insegnante. La prova fornisce delle domande o stimoli chiusi i quali implicano, conseguentemente, a delle risposte chiuse. In questo caso, colui che svolge l’attività non elaborerà autonomamente una risposta, ma dovrà individuare quella esatta tra quelle offerte dal quesito.

Le prove strutturate, in quanto oggettive, implicano determinati aspetti: le rilevazioni assumono valore oggettivo poiché ad ogni domanda risposta correttamente vale un determinato punteggio stabilito precedentemente dal docente; per tale ragione, chiunque sia l’insegnante a correggere l prova, il punteggio sarà sempre lo stesso.

Le prove strutturate presentano vantaggi:

  • È possibile verificare rapidamente il livello di apprendimento
  • Emerge una predeterminazione del punteggio
  • Oggettività del giudizio a prescindere dal docente che corregge la prova

Ma presenta anche alcuni limiti non di poco conto:

  • Tendono ad esercitare esclusivamente il pensiero convergente
  • Il tempo per la costruzione delle prove è maggiore
  • Possibilità da parte dello studente di offrire una risposta casuale, probabilmente perché non sa decidere quale sia la risposta esatta tra quelle presenti nel quesito
  • Tendenza a rilevare il prodotto realizzato dall’alunno e non il processo che sta dietro per raggiungere quel determinato prodotto

Adesso ci addentriamo verso esempi concreti di prove oggettive strutturate: vero/falso, completamenti, corrispondenze e quiz a scelta multipla.

Le prove vero/falso consentono allo studente di scegliere tra due risposte, con una probabilità di indovinare la risposta giusta del 50%. Tuttavia, con questa tipologia di item, è possibile rilevare conoscenze molto semplici.

I completamenti sono fatti per inserire una parola mancante in una frase scegliendo tra quelle proposte dall’esercizio. Questo meccanismo di scelta è simile al vero/falso.

Le corrispondenze consistono nel collegare elementi testuali ad altri legati tra loro da una relazione che può essere logica, cronologica o semplicemente associativa.

I quiz a scelta multipla sono caratterizzati da un’affermazione, da una domanda o dalla presentazione di un problema. L’alunno dovrà scegliere la risposta o la soluzione che ritiene essere esatta. È anche possibile che sia presente più di una risposta esatta nel quiz, ma a stabilirlo è sempre l’insegnante.

Sebbene possa sembrare semplice creare quiz a scelta multipla, spesse volte gli insegnanti li realizzano in maniera errata. Proprio per questo, ci tengo che tua sia consapevole della presenza di determinate procedure specifiche che evitano la presenza di errori e di quiz realizzati erroneamente.  Anzitutto, anche se può risultare banale, è opportuno specificare la formulazione degli obiettivi come primo step, al fine di verificare l’apprendimento dell’ambito disciplinare o interdisciplinare (l’atto di formulazione degli obiettivi come primo step vale per tutte le prove). Tali obiettivi possono consistere nel verificare: la conoscenza e la comprensione dei fatti e la capacità di compiere operazioni di analisi, di sintesi e di valutazione. Per costruire adeguatamente un quiz a risposta multipla, è necessario che tu segua le indicazioni seguenti:

  • È meglio verificare pochi obiettivi per volta;
  • Formulare il quesito sotto forma di domanda, di affermazione o di presentazione di un problema;
  • Inserire la maggior parte delle informazioni nel quesito, lasciando “snelle” le risposte;
  • È meglio che le alternative siano tra di loro verosimili in modo tale da rendere più difficile per l’alunno individuare quella corretta;
  • Se intendi diminuire la probabilità da parte dell’alunno di indovinare la risposta corretta a caso, ti suggerisco di aumentare il numero di risposte possibili (vanno bene anche 4 o 5).

 

 

Valutazione delle competenze

 

Esistono anche strumenti specifici per rilevare un determinato livello di competenza degli alunni. Mi risulta doveroso, infatti, affrontare insieme a te il concetto di competenza. Tale nozione inizia a far parte del lessico scolastico italiano a partire dalla fine degli anni ’90.

Sin da subito, la storia della definizione della competenza si è dimostrata difficile e complessa. Persino nelle Indicazioni Nazionali del 2012 non è presente una definizione di competenza. Il documento si avvicina citando: “Le competenze sviluppate nell’ambito delle singole discipline concorrono a loro volta alla promozione di competenze più ampie e trasversali, che rappresentano una condizione essenziale per la piena realizzazione personale e per la partecipazione attiva alla vita sociale, orientate ai valori della convivenza civile e del bene comune”.

L’esperto più riconosciuto a livello europeo è lo studioso Guy Le Boterf. Egli ritiene che la competenza si configuri come un sapere, volere e poter agire per far fronte ad un obiettivo comune. Infatti, è possibile dare una definizione di competenza sulla base del suo pensiero: si tratta di un processo consistente nella mobilitazione delle proprie risorse, conoscenze, abilità, capacità personali dell’individuo al fine di raggiungere un determinato obiettivo prestabilito, come nel caso di un problema da risolvere. Dalla definizione che hai appena letto, puoi constatare tu stesso il fatto che competenza e conoscenza non sono la stessa cosa; semmai, la conoscenza fa parte del costrutto della competenza. Le conoscenze sono l’insieme di principi, fatti, teorie e pratiche assimilate per mezzo dell’apprendimento. Mentre le abilità, invece, indicano la capacità di applicare le conoscenze al fine di completare un determinato compito.

E la valutazione delle competenze? Esiste la rubrica valutativa, uno strumento che permette di definire i livelli di padronanza attesi di un singolo alunno o di tutta la classe, mediante l’attribuzione di un giudizio basato su tre ambiti della competenza: risorse cognitive, processi cognitivi e operativi, disposizioni ad agire.

La rubrica di valutazione permette di esaminare le prestazioni dello studente nello svolgimento di compiti. Da ciò, la valutazione prende il nome di Valutazione autentica.

La Rubrica valutativa è caratterizzata da quattro componenti chiave:

  • Dimensioni, ossia gli aspetti da considerare;
  • Criteri, i quali indicano in base a cosa giudichi quella determinata dimensione su una scala di valutazione; può essere numerica, grafica e descrittiva;
  • Indicatori, nonché le evidenze osservabili;
  • Livelli, indicando pertanto a quale grado di raggiungimento ha ottenuto il singolo alunno o l’intera classe.

 

Di seguito ti riporto la struttura grafica di una rubrica di valutazione con annessi le sue componenti chiave.

 

DIMENSIONI

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CRITERI

 

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INDICATORI

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...

LIVELLO (ES. SUFFICIENTE) LIVELLO (ES. BUONO) LIVELLO (ES. OTTIMO)
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…

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…

 

Riuscire a valutare una competenza non è un’impresa facile. Tra l’altro le prove di valutazione di apprendimento non sono valide per valutare la competenza del singolo alunno e dell’intera classe. Oggi, la didattica ci offre la possibilità di valutare le competenze attraverso la proposta di compiti di realtà e compiti autentici. Le due espressioni fanno riferimento a due prove diverse che, seppur tali, non vi è sempre molta chiarezza. Per capire e discutere sul compito di realtà, ti pongo questo esempio per rivelarne la sua identità:” Se avessi a disposizione i seguenti tasselli, come risulterebbe il risultato finale?”. Si tratta di una situazione ipotetica basata su un fatto che può definirsi assolutamente agganciato alla realtà e concretizzabile. In particolar modo, si avviano processi di analisi, i quali implicano l’applicazione del pensiero convergente, mirato pertanto alla creazione di una risposta alla soluzione del compito proposto. Un compito autentico è ovviamente agganciato alla realtà ma è agganciato alla dimensione all’autonomia e alla responsabilità, dimensioni entrambe stimolate attraverso il compito autentico. Ecco a te un esempio fulgido di compito autentico: “Componi il puzzle con i tasselli forniti”. Non è più una situazione ipotetica come il compito di realtà proposto precedentemente, ma questa volta è concreta, perché i tasselli ci sono davvero e l’alunno ha davanti una situazione tangibile da risolvere.

 

 

Autovalutazione

 

Alle singole istituzioni scolastiche spetta, inoltre, la responsabilità dell’autovalutazione, che ha la funzione di introdurre modalità riflessive sull’operato degli studenti, degli insegnanti e sull’intera organizzazione dell’offerta educativa e didattica della scuola, con lo scopo di svilupparne l’efficacia. Anche in questo caso, è importante realizzare una scheda di autovalutazione da destinare rispettivamente sia per gli studenti sia per gli insegnanti. Come per le griglie di valutazione, anche quelle di autovalutazione sono caratterizzate da indicatori e livelli da segnare sui rispettivi indicatori.

Un connubio tra valutazione e autovalutazione rappresenta la condizione decisiva per il miglioramento del sistema di istruzione poiché unisce le procedure che sono state applicate dall’insegnante con le pratiche metacognitive emerse nel processo auto valutativo.